23rd

Non “Stefano, beato te” ma “bravo Stefano”

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Rumundu, Ru mundu, il mondo.

Non conoscete Rumundu? Grave! Ma anche se lo conoscete, ho da condividere un pensiero con voi circa la stupenda storia che Stefano Cucca sta creando.

Rumundu è il progetto imprenditoriale e di vita di Stefano, un mio amico. Un ragazzo solare, deciso e che ha la grande dote di vivere le cose con molta serenità (quantomeno apparentemente).

Stefano è partito per il giro del mondo in bicicletta e la sua avventura è raccontata sul sito rumundu.com

Moltissime persone si stanno appassionando e lo seguono sui vari canali (fanpage, instagram, youtube, sito web). I commenti che le persone lasciano sono sempre molto belli e frutto di un’empatia innata con la storia di un ragazzo che ha mollato tutto per realizzare il suo sogno, girare il mondo in bicicletta con calma alla ricerca di storie e stili di vita sostenibili. Come non “invidiarlo”?

Ecco, ed arrivo al punto… in moltissimi dei commenti leggo “che bello, beato te Stefano”. Chi li ha lasciati vuole mettere in evidenza ovviamente l’unicità e la bellezza di questo progetto.
Ma l’italiano (la lingua italiana) è perfida, e descrive automaticamente anche il modo di pensare degli italiani.
“Beato te, Stefano”, come se avesse vinto questo progetto al superenalotto, come se avesse i soldi da parte per farlo.
“Beato te, Stefano”, come se la natura ti avesse donato gratuitamente il fisico per fare queste cose.
“Beato te, Stefano”, come se non dovesse mollare nulla qui dove vive.

Ed invece…

invece c’è un ragazzo che ha mollato più di un lavoro per realizzare questo sogno, un ragazzo che ha fatto tre ironman allenandosi anche per 7, 8 ore al giorno per reggere la sofferenza, un ragazzo che ha lasciato qui famiglia, amici, le persone e le cose che danno la sicurezza a tutti noi.
Un ragazzo che si è venduto un po’ tutto quello che aveva, windsurf, auto etc… per finanziare questo progetto.

Ecco, Stefano, sono sicuro che arriveranno tantissimi altri “Beato te, Stefano” e saranno sicuramente ben accetti perché detti di cuore.
Io invece ci tengo a volerti dire un “Bravo, Stefano” per quello che hai fatto per provare a realizzare il tuo progetto e perché sei un esempio da imitare (nei propri progetti di vita), non un semplice fortunato.

P.S.: Stefano merita il nostro supporto. A questo indirizzo è possibile lasciare un pensiero green e fare una donazione.

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giu 23rd by marcelloorizi
13th

54 ore, una fortuna e una riflessione personale

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Ci sono momenti particolari nella vita in cui ti soffermi a chiederti se quello che stai facendo abbia un senso o meno. Momenti come quelli che ho passato in macchina ieri notte rientrando con mia sorella Serena ad Alghero da Cagliari attraverso una particolare via crucis alla ricerca di un distributore di benzina che accettasse le carte di credito (abbiamo temuto di non arrivare a casa).

Stavamo rientrando da 54 ore di puro godimento al primo startup weekend svolto in Sardegna presso la sede di Tiscali Open Campus, durante il quale ho avuto la fortuna di essere uno dei coach che hanno aiutato i team, appena formati, a sviluppare in così breve tempo la loro idea imprenditoriale (a proposito ragazzi, teniamoci in contatto, il mio account twitter è @marcelloorizi, oppure cercatemi su LinkedIn).

Sì, una fortuna, e un momento forte di riflessione.

Prima di spiegare il perché, faccio una doverosa premessa. Nessuno pensa che in 54 ore si possa fare un’azienda, nessuna delle persone in gara è così ingenua da pensare che il giorno dopo inizierà a guadagnare senza nessuna fatica… anzi, nell’aria ho respirato la bellissima modestia di chi sa il proprio mestiere e sa che bisogna impegnarsi nella vita per realizzare i propri sogni.

Allora qual è stata la fortuna? La fortuna è stata, per me, ricevere un’iniezione di entusiasmo incredibile.

Dovete sapere che per me venerdì era stato uno di quei giorni, lavorativamente parlando, difficili… e proprio venerdì è iniziato Startup Weekend Cagliari (#swCagliari).
Sono arrivato scarico, nervoso, quasi pentito di aver garantito la mia presenza alla tre giorni. Pensavo anche che forse la giornata di lavoro non fosse andata bene proprio perché non l’avevo trascorsa in ufficio su un determinato progetto ma in viaggio verso Cagliari… e la mente continuava a pensare forse qui e forse là.

Ma soprattutto, ritornava la domanda che mi sovviene tantissime volte: faccio il mio bene e quello della mia azienda partecipando in maniera così attiva a questo tipo di eventi? Parlo tanto di focalizzarsi e poi …

E poi… invece … le 54 ore.

54 ore passate insieme a una ragazza dalla voce sottile che da venerdì sera a domenica sera tira fuori una grinta che non avrei creduto e fa la sua presentazione con orgoglio; un ragazzo che appare a prima vista ostile e quasi contrario ai suggerimenti e invece si scioglie, forte del suo team, e accoglie i consigli con grande umiltà (segno di intelligenza); la banda di nerd che invece di pensare a fare una grande presentazione doveva a tutti i costi realizzare le app per Android e iPhone guidata da una evidente passione; la mamma che tira fuori un carattere e una simpatia contagiosa, oltre a un mercato sicuramente interessante; il ragazzo sveglio, occhio furbo, che lo vedi per tre giorni adrenalinico e ti mette un’ansia incredibile perché vuole spaccare il mondo e raccontare la sua idea come la divina commedia e che, sorprendentemente per me, riesce a farla stare dentro i 5 minuti …

54 ore con chi le aziende le sta facendo davvero: come stiamo provando a farla Daniele Idini, il mio socio, ed io; i lunghi discorsi con Alberto D’Ottavi (Blomming) e Carlo Mancuso e Gabriele Littera di Sardex. Le confessioni sulla faticosa vita dello startupper raccontate, con simpatia, nelle loro presentazioni.

Le ore, i bicchieri di vino, i discorsi serissimi e le risate con gli altri coach: Nicola Pirina, Marco Zoncu (mio carissimo amico dai tempi dei nostri studi in Ingegneria Informatica a Pisa), Luca Manunza…

Un montare di energia contagiosa, perché l’entusiasmo si trasmette, perché solo l’ottimismo ti fa alzare dal letto e ti fa affrontare anche i venerdì neri.

Alla fine, vedere Renato Soru sorridere sereno mentre si gode l’entusiasmo di questi ragazzi, che sono tutti contenti perché hanno fatto del loro meglio… nervosi per la presentazione che devono fare, ma contenti.

Gli applausi dell’auditorium non mancano a nessuno dei team e, anzi, è un continuo incitamento.

Nessuno sa se questi ragazzi ce la faranno davvero, tutti sanno però che hanno già dimostrato che possono farcela.

Niente da fare, il pensiero del venerdì nero se ne va con la loro energia e il loro entusiasmo è la mia fortuna.

Resta il momento di riflessione tutta mia personale e che mi piace condividere: vale la pena o no per me, per la mia azienda?
Penso proprio di sì, oggi in ufficio ho un’altra energia e un altro ottimismo.
Penso che ci siano molti modi per essere imprenditore: io evidentemente rientro in quella categoria che lo fa per passione. Devo divertirmi per trovare le giuste energie.

Grazie quindi a tutti quei ragazzi che ho provato ad aiutare nelle 54 ore e da cui ho ricevuto così tanto entusiasmo.

You guys rock!

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mag 13th by marcelloorizi
03rd

Decreto Crescita: up and down

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Il movimento delle startup in Italia sta crescendo sempre di più a livelli che potremmo definire #unthinkable (come dice Marco Marinucci di Mind The Bridge in questo splendido articolo).

Fra le cose #unthinkable che stanno succedendo c’è sicuramente l’approvazione del Decreto Crescita 2.0 che dedica una sua parte interamente alle startup.
Il fatto che il governo abbia recepito questa grande voglia di cambiamento è un’ottima notizia di per sé, sia che lo abbia fatto per calcare un’onda (fantastico, significa che il movimento è cresciuto tantissimo), sia che ci creda realmente (e in questo caso il movimento avrebbe fatto anche goal).

Quindi, premessa necessaria di questo articolo, è che stiamo parlando, finalmente, di qualcosa di sicuramente positivo.

Adesso il decreto giungerà in parlamento per la sua conversione in legge e alcune modifiche potranno essere apportate. Gianluca Dettori in questo articolo, ed in una serie di precedenti articoli, propone i suoi suggerimenti per migliorarlo.

Credo che tutti noi dovremmo trovare un attimo di riflessione e proporre i possibili miglioramenti, alla luce delle nostre esperienze che sono sicuramente una diversa dall’altra.

Per questo motivo, ecco i miei “up and down”:

Aspetti positivi:
– la metodologia utilizzata: task force di esperti ed incontri pubblici di discussione
– la struttura del decreto, ovvero il fatto che sono state proposte riforme che affrontano il problema lungo tutta la filiera, dalla creazione alla crescita
– gli aspetti legati al lavoro: stock options, work for equity, tipologia di contratti ed in particolare la possibilità di prolungare il contratto a tempo determinato
– le detrazioni per chi investe nelle startup, 19% per le persone fisiche con un limite pari a 500K euro, 20% per le aziende con limite pari a 1,8 milioni di euro
– snellimento delle procedure fallimentari

Aspetti migliorabili:
Definizione di startup
I requisiti per essere definiti startup innovativa (30% delle spese in R&D, 1/3 di PHD, brevetti) sono troppo stringenti. Troppe startup davvero innovative rischiano di non rientrare in questi vincoli. Di fatto, le vere startup, non quelle dei baroni universitari, dovranno fare in modo di far risultare dal proprio bilancio investimenti in R&D superiori al 30%. Ad esempio, Prossima Isola ha ottenuto il brevetto italiano per WhereIsNow nel 2012, quattro anni dopo aver depositato la domanda e non avremmo potuto usufruire del terzo parametro.
Serve più coraggio.
A me piacerebbe che il parlamento definisse dei parametri molto vicini alla famosa definizione di startup fatta da Eric Ries in The Lean Startup: “a human institution designed to create new products and services under conditions of extreme uncertainty.” ma mi rendo conto che il concetto di “condizioni di estrema incertezza” non sia molto facile da tradurre in un articolo di legge.
Spinoff aziendali.
Il decreto mi pare lasci molta interpretazione sul ruolo che aziende consolidate possano ricoprire nel lanciare nuove startup (uno dei requisiti della startup innovativa è che “non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di
azienda”). Penso che sia stato scritto con la penna guidata dalla solita paura italica che qualcuno possa approfittare della normativa che si va ad introdurre. Di fatto, mi pare che questo punto possa ostacolare lo spin off di prodotti o servizi altamente innovativi, sviluppati all’interno di aziende e poi consolidati all’interno di uno strumento societario pensato ad hoc per fare crescere l’azienda. Per fare degli esempi: due dei casi più interessanti dell’ultimo anno riguardano Vivocha e Ecce customer, la prima con il supporto di Reatek, la seconda con quello di Decysion. Credo sia fondamentale garantire che questi casi possano essere replicabili ed anzi incentivati con la nuova struttura societaria delle startup innovative. Nel nostro piccolo, anche in Prossima Isola abbiamo pensato mille volte a dare vita ad una nuova azienda per WhereIsNow, Abbuydda, TripTo e tutte le idee che vengono partorite e sviluppate internamente. E credo che di situazioni come la nostra sia piena l’Italia in questo momento.
Costo del lavoro.
Non esistono startup innovative senza persone di talento. Persone di talento che devono essere ben retribuite. Il costo del lavoro in Italia è troppo elevato (uno stipendio netto di poco più di 1000 euro per 14 mensilità ha un costo aziendale intorno ai 30K euro, cui bisogna aggiungere IRAP e costi indiretti aziendali). Capisco che qui il tema sia strettamente economico. Allora facciamo delle scelte: concordo con l’idea di Gianluca Dettori di eliminare i contributi per i programmatori per i tre anni successivi alla loro assunzione.
Agevolazione per la exit.
Su questo punto, i VC italiani mi potranno sicuramente correggere ma io sento dire da anni che il problema italiano è che non si fanno abbastanza exit, sia IPO che M&A. Perché non inserire un bell’articolo che agevoli fiscalmente la grande azienda italiana o straniera che acquisti una startup italiana e continui a pagare le tasse in Italia?. Quanto potrà mai incidere sui conti pubblici? Quale sarebbe invece la ricaduta positiva, sia occupazionale che economica, di tali acquisizioni?
Fondo dei fondi.
Serve per poterci allineare ad iniziative come quella israeliana con la quale di fatto è stato fatto nascere il Venture Capital in Israele. Su questo punto mi pare di avere letto che verrà disciplinato con un decreto a parte. Bene, l’importante è che si faccia e che possa diventare un’iniziativa strutturate, certa negli anni, non una soluzione una tantum.

Questi sono i miei suggerimenti.
Complimenti a chi ha lavorato nella task force ed in bocca al lupo a chi dovrà verificare il lavoro del parlamento ed assicurare che il decreto venga solo migliorato nella sua conversione in legge.

Venerdì prossimo sarò a Pula, presso la sede di Sardegna Ricerche, in occasione dell’evento “Sistema Startup – opportunità di finanziamento per startup innovative in Sardegna” per discutere di questo argomento con Mario Mariani, membro della task force, Marco Mulas CEO di Karalit, Emil Abirascid giornalista e fondatore di StartupBusiness e diversi startupper presenti all’evento.
Sarà l’occasione per ragionare insieme sui vantaggi di questo decreto e su come si possa ulteriormente migliorarlo.

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nov 03rd by marcelloorizi
23rd

Autostima natalizia

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Nella vita da imprenditore, me ne accorgo sempre di più, a volte piccole cose servono a vedere le cose da un’altra angolazione e a darti entusiasmo.
Solitamente, una bella dose di entusiasmo entra in circolo nel sangue quando discuti di nuovi prodotti/servizi con persone capaci, o quando approfondisci con queste persone cosa stai già facendo andandolo di fatto a perfezionare.

Un’altra via che genera entusiasmo e che serve per rialzare il livello di autostima (solitamente già alto di sua natura per un imprenditore), è trovare all’improvviso, e senza averli cercati, degli articoli su Internet che parlano della tua azienda o delle persone che ne fanno parte.

Ecco quindi un piccolissimo ma significativo regalo che ci ha fatto la rete (le persone) in questi giorni sotto Natale, uno a me ed uno al mio fratellone Daniele.

Piccolo regalo per Daniele:
Vi ricordate il nostro in viaggio in Silicon Valley del 2010? Vi ricordate il biglietto da visita di Daniele, con il suo bel sorriso effetto Durbans?
Ebbene è stato ripreso in un post come ottimo esempio per presentare un’idea (ed in Silicon Valley di biglietti da visita particolari ne circolano di sicuro).

Piccolo regalo per Marcello:
Ricordate l’articolo su America.gov?
Ebbene lo State Department’s Bureau of International Information Programs (IIP) ha raccolto tutte le testimonianze degli imprenditori intervistati in una raccolta che potete trovare online.
C’è anche una bella foto con il mio faccione a pag. 2, foto fatta l’anno scorso in fiera al Cebit ad Hannover.
In fondo alla pubblicazione, a pag. 35, trovate una mia breve riflessione sul perché sono diventato imprenditore e cosa vorrei realizzare.

Che dire, viva la rete… certi giorni basta davvero poco per tirarsi su di morale… ma forse è anche il Natale alle porte.

A proposito, AUGURIIIIIIIIIIIIIIII

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dic 23rd by marcelloorizi
24th

“Giocare con queste cose di internet e dei cellulari”

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Qualche giorno fa ho postato su facebook un link ad un articolo di Massimo Cioiciola, che parlava di un’eventualità: un ministro di Internet.
Occupandomi tutti i giorni di servizi basati su Internet penso che sia un’ottima idea, il rilancio del nostro Bel Paese potrebbe transitare soprattutto attraverso Internet.
Il mio commento al post è stato:

bel sogno ma forse la politica italiana non è ancora pronta….gli italiani si!
Chi dice poi al ministro delle infrastrutture che gli hanno tolto i soldi per l’alta velocità e li hanno dati a degli startupper di 20anni per “giocare con queste cose di internet e dei cellulari”????

(Continue Reading)

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nov 24th by danieleidini
06th

5 Idee per la crescita economica dell’Italia.

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In questo momento di assoluta mancanza di idee per la crescita della nostra nazione, ecco qui i miei 2cent sull’argomento. Idee che sono frutto della mia personale esperienza da “giovane” (oddio) imprenditore del mondo ICT, che vive sulla sua pelle le difficoltà e vede cosa invece funziona o potrebbe davvero funzionare.
Idee che credo siano di buon senso, in certi casi veramente distruttive per la loro semplicità. Ma per uscire da una situazione che vede uno stato elefantiaco e tutto annodato su se stesso, semplificare i grandi problemi mi pare l’unica soluzione.

A)
Problema: Costo del lavoro troppo elevato

Il problema è che i dipendenti non vedono quanto paga davvero un’azienda per il loro lavoro. Altrimenti…

Soluzione:
Spostamento di 200-300 euro su ogni stipendio dai contributi al compenso in busta paga al lavoratore. Contemporaneo innalzamento di pari importo dello stipendio minimo nei CCNL per evitare un livellamento verso il basso degli stipendi.
Vantaggi:
In sostanza, a parità di soldi spesi dall’azienda, il lavoratore guadagna subito di più e decide lui in cosa investire quei soldi. Perché li deve lasciare all’INPS? Siete sicuri che oggi lasciarli all’INPS sia meglio che ridurre il numero di rate del mutuo e conseguenti interessi?
Sostenibilità economica: il problema previdenziale mi pare evidente, ma bisogna avere coraggio. Quali vantaggi porterebbe però un aumento dei consumi ed un minor indebitamento dei cittadini verso le banche? Ai tecnici la risposta, se è possibile averla.

B)
Problema, anzi due problemi: L’ingiustizia di alcune tasse (IVA e IRAP) e l’assenza di un chiaro utilizzo delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale.
L’IVA è ingiusta perché colpisce tutti i cittadini a prescindere dal loro reddito. Non se ne può fare a meno, ma si deve cercare almeno di ridurla (esattamente il contrario di ciò che ha fatto il nostro Governo) anche e soprattutto per incrementare i consumi.
L’IRAP invece colpisce le aziende che danno lavoro. Puro e semplice conto della serva: per un dipendente che costa all’azienda 30′000 euro all’annno, l’azienda paga ulteriori 1200 euro a prescindere dall’andamento economico dell’azienda. Anche qui, forse non ne se può fare a meno ma si può cercare di ridurla il più possibile.

Soluzione: i soldi raccolti dalla lotta all’evasione fiscale, devono essere dedicati e “vincolati” per i prossimi 10 anni alla diminuzione di IVA e IRAP, con un algoritmo stabilito e immutabile per tutti i 10 anni.
Sostenibilità economica: garantita dall’algoritmo che lega introiti dalla lotta all’evasione e decremento di IVA e IRAP.

C)
Problema: Troppo tempo sprecato per la burocrazia

Soluzione:
Una semplice legge di semplificazione burocratica che dice: “Lo stato non può richiedere ad un’azienda o ad un cittadino di produrre un certificato presso un ente pubblico per consegnarlo poi ad un altro ente pubblico”.
Una legge che non elimina le certificazioni antimafia o il DURC e tutti gli altri doverosi e necessari accertamenti ma semplicemente afferma che gli enti pubblici devono essere in grado di comunicare fra loro e non gravare sul tempo (oggi il bene più prezioso) delle aziende e dei cittadini.

Vantaggi: semplificazione burocratica,
Sostenibilità economica: tutti i bolli o altre tasse oggi pagati allo sportello, possono essere sostituiti da un’unica tassa forfettaria a carico delle aziende. All’inizio potrebbe essere calcolata sul totale dell’anno precedente, più avanti a consumo addebitando i costi da un cc dedicato all’azienda (una sorta di RID).

D)
Problema: Le vere infrastrutture del 2000.
Si pensa a TAV e Ponte sullo Stretto, ma le vere infrastrutture da fare sono Banda Larga, opendata e mobilità lavorativa, intendendo con questa gli spostamenti quotidiani/settimanali dei lavoratori.

Soluzione:
In parlamento ci sono 800 Milioni di euro dedicati alla banda larga che sono fermi li e resteranno fermi con questa vecchia classe dirigente che non ne capisce l’importanza. Quale può essere la più facile delle soluzioni? Sbloccarli ed utilizzarli SUBITO!.Si può risparmiare su altre voci non su questa.
Un grande progetto di Open Data, supportato da una legge che imponga agli enti pubblici di mettere i loro dati a disposizione dei cittadini e di chi li voglia sfruttare commercialmente entro 3 anni con premialità per chi lo fa subito, consentirebbe di effettuare la più grande operazione di trasparenza mai fatta in Italia (e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno) e di fare nascere idee imprenditoriali da parte di chi sa dare valore aggiunto a quel patrimonio costituito dai nostri dati (pensate solo a quanto potrebbero fare le aziende ICT per il comparto turistico).
La mobilità lavorativa intorno alle grandi città, e nei collegamenti da e verso le grandi città Italiane, è l’ABC necessario per incrementare la produttività delle aziende che avrebbero così tutte automaticamente personale meno stressato dai trasporti, con più tempo a disposizione per garantire picchi di produttività, con imprenditori più facilmente in giro da una città all’altra. Il punto successivo su cui investire sarebbe, ovviamente, quello di incentivare i trasporti verso i più importanti HUB tecnologici e commerciali del mondo (San Francisco, Pechino, Berlino, Londra, Parigi, Bangalore, San Paolo etc…)
Sostenibilità economica: rinunciando al Ponte sullo Stretto e ad infrastrutture inutili o rinviabili, quanti soldi si possono risparmiare? Ecco, investiamo in questi progetti quelle risorse.

E)
Problema: Investire al meglio i soldi per le aziende di domani.
Oggi lo stato investe dei soldi in numerosissime azioni di finanziamento dell’imprenditorialità e della ricerca e sviluppo (a livello ministeriale, regionale, provinciale, comunale e chi più ne ha, più ne metta). Queste azioni hanno però due grandissimi problemi: non si riesce a sapere con certezza quando ci saranno, chi ci potrà partecipare, i tempi di assegnazione (vi dico solo che la mia azienda sta aspettando il risultato di un bando ministeriale da 2 anni) e di erogazione. Inoltre, per erogare questi soldi, lo stato richiede alle aziende di produrre una marea di documentazione che in una giovane azienda costituisce un costo davvero troppo elevato. Tanti soldi, spesi malissimo. Come si dice, non certo degli Smart Money.

Soluzione: Seed per Startup, sempre disponibile e fortemente meritocratico. Un fondo di seed che eroga dei finanziamenti per importi fra 20 e 30mila euro, senza richiedere particolari controlli di come vengono spesi questi soldi (i founders decidono anche in corsa come spendere al meglio tali soldi). Competizione pubblica, seguita dai media, che stabilisce quali siano le migliori giovani idee e le finanzia con regolarità, ogni anno, in slot temporali noti. Uno studente di scuola superiore o dell’Università DEVE sapere che esiste questo fondo e che in un dato momento potrà presentarsi con la sua idea per trasformarla da sogno in un’azienda da sogno.

Sostenibilità economica: usare i soldi pubblici come volano di aziende tecnologiche. Alla loro crescita economica risponderà il mercato (se il modello di business riesce a generare subito dei ricavi e ad autoalimentarsi) o i fondi di Venture Capital (se il prodotto ha bisogno di successivi importanti investimenti, come ad esempio in molti settori diversi dall’ICT).
Con un fondo da 60 Milioni l’anno, si possono finanziare oltre 2′000 nuove aziende all’anno. La parte migliore del nostro paese.

In America, “Startup companies less than five years old created 44 Million new jobs over the last three decades, and accounted for all net new jobs in the United States during that time”

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nov 06th by marcelloorizi
30th

Il problema non è lui…

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Da un po’ di tempo all’ingresso di Sassari è apparso questo bel cartellone pubblicitario.
Suo figlio è svogliato e chiacchiera, perciò...

Ogni volta che ci passo davanti provo rabbia per il messaggio che contiene.
Praticamente dice esplicitamente ad una ragazza od un ragazzo alle prese con difficoltà scolastiche che la responsabilità non è mai da attribuire a se stessi.
Il messaggio viene ancora di più ribadito ed enfatizzato ai genitori di quella ragazza o ragazzo. Non sia mai che abbiano un figlio incapace di mettersi a studiare, eh no, il problema è la scuola.

Ebbene, volete sapere cosa penso? Penso che gli istituti scolastici privati equiparabili a semplici diplomifici andrebbero aboliti per legge. Penso che il figlio o la figlia di una famiglia poco abbiente abbia il diritto di scalare questa società e che nessuno con minor merito ma più reddito gli debba passare avanti.

Penso che se mi dicessero che mio figlio è svogliato e chiacchiera cercherei di capire che momenti sta attraversando, e lo metterei di fronte comunque alle sue responsabilità, ai suoi esami.
Perché di dargli il diploma non saprei che farmene se poi non fosse capace di affrontare la vita.

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giu 30th by marcelloorizi
24th

Master&Back – strumento essenziale se…

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… se si è pronti a mettersi in gioco.

Oggi ho letto il post “Catastrofi culturali della sardegna contemporanea, il master&back, ovvero come creare una generazione di giovani preparati, frustrati e incattiviti” di Vito Biolchini sulle difficoltà insite nel garantire posti di lavoro qualificati a chi ha usufruito del Master & Back.
Per chi non lo sapesse, magari perché non sardo, il Master&Back è un percorso di alta formazione fuori dall’Isola (Master), al cui termine dovrebbe essere previsto un percorso di rientro (Back) per spendere queste competenze per il bene del territorio sardo. Questa iniziativa è sostanzialmente sostenuta economicamente dalla Regione Sardegna.

Tutto splendido, ma quali sono i problemi? I problemi principali risiedono nel fatto che apparentemente (leggi sotto) moltissime persone non riescono a trovare un percorso di rientro adeguato alle loro professionalità. L’articolo si può riassumere con una frase “poveri ragazzi, vi hanno illusi, non sperate di trovare i lavori che cercate al vostro rientro, utilizzate al meglio le vostre professionalità fuori dalla Sardegna”.

Ebbene, voglio di seguito distruggere tutta una serie di alibi contenuti in quell’articolo, per difendere l’importanza di investimenti in formazione come il Master&Back, e lo farò citando anche alcune esperienze personali:
1) Come possibile ente ospitante, operante nel settore ICT, ho verificato con cura tutte le vetrine delle persone che avevano indicato ICT o Marketing come settore di appartenenza nella precedente edizione del M&B. Diciamo che, o le vetrine non rendevano giustizia alle competenze delle persone oppure di CV davvero interessanti non è che ce ne fossero a bizzeffe.
2) Comunque ho selezionato un buon numero di persone da contattare per chiedere di fare un colloquio presso la nostra azienda, nata nel 2008, premiata a suo tempo come migliore startup di quelle nate con SardegnaRicerche, premiata come una delle 5 finaliste della Business Plan Competition Mind The Bridge e che, proprio nel momento in cui contattava queste persone si trovava a Stanford a presentare uno dei propri servizi innovativi. Volete sapere come è andata? TUTTI cercavano un’azienda consolidata, molto preferibilmente un ente pubblico. Anzi, hanno preferito accettare percorsi di rientro in enti pubblici per i quali dovranno in futuro passare dei concorsi creati appositamente per loro per essere assunti (se li faranno e, ad ogni modo, con quale stima di se stessi).
3) La nostra azienda, con mille e più mille difficoltà, ad oggi, dopo 3 anni, consta di 2 soci e altre 9 persone, di cui 7 a tempo indeterminato e collabora quotidianamente con altri liberi professionisti. Io e Daniele siamo tornati, ci abbiamo messo i pochi risparmi guadagnati in precedenza, non dormiamo la notte, ci spacchiamo le ossa ma abbiamo una altissima autostima, derivante dal fatto che stiamo creando qualcosa e lo stiamo facendo qui, a Sassari, dove gli operai sono sui tetti e le commesse vengono sostituite ogni 6 mesi.
4) Piuttosto suggerirei alla partenza di formare più persone in settori che davvero richiedono delle competenze spendibili sul territorio, ovvero turismo, marketing, ict, non gli esperti di alta finanza o di relazioni internazionali.
5) Dice l’articolo che questi giovani, tramite il Master&Back, vengono preparati, illusi e incattiviti. Pienamente d’accordo sul “preparati” (o almeno lo spero), può darsi sull’illusi, ma sull’incattiviti proprio non reggo. Siete incattiviti? è qui in Sardegna che volete spendere le vostre professionalità? Allora lasciate il certo e dimostrate che siete davvero forti e preparati, entrate in aziende piccole che hanno bisogno del vostro apporto e poi createne voi di ancora migliori. Ma agite!!! Chi è incattivito, davvero, va e si prende il suo futuro, anche se costasse il rischio di non dormire la notte.
6) Per capire perché il miglior investimento sia quello sulla formazione leggete l’articolo di oggi sul blog del Corriere della Sera di Vittorio Viarengo. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Ragazzi, quando vi dicono che le cose non si possono fare, non date ascolto e lottate per ottenere quello che volete ottenere.
Vi deresponsabilizzano, e questo forse vi può fare stare bene li per li, perché potete dire che è colpa di altri, che non dipende da voi.
Ma non è così.
Siamo nel mezzo di una guerra generazionale, in piena crisi economica, con vecchi modelli di sviluppo che stanno muorendo ogni giorno: è una vera e propria chiamata alle armi e servono i migliori per vincere.
Tornate e non date retta a nessuno, se non al vostro coraggio!

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giu 24th by marcelloorizi
22nd

#S2dot0 Mi sa che è accaduto davvero!!!

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OK, mi sa che l’abbiamo combinata grossa ;-)

Quella che era un’idea molto semplice si è trasmessa come meglio non avrebbe potuto nell’arco del primo evento di Sardegna 2.0 (www.sardegna20.com).
A Tramatza, nel centro dell’isola, ci siamo incontrati in un Mercoledì lavorativo, in 70 fra imprenditori, professionisti, ricercatori e manager di importanti istituzioni (i centri di ricerca di Porto Conte Ricerche, CRS4 e Sardegna Ricerche, il Banco di Sardegna).
Persone portatrici di differenti competenze ed esperienze, chi nel settore IT, chi nell’agroalimentare, chi nel turismo, arte, consulenze legali. Tutti, nessuno escluso, ci siamo impegnati in una gara di innovazione che ha premiato tutti e permesso di farne emergere le capacità.

Molti dicono che noi sardi siamo chiusi, spesso invidiosi fra di noi. Ebbene, a Tramatza, abbiamo dato un duro colpo a chi continua a pensare per preconcetti, a chi guarda al passato. A chi vive una vita nel pessimismo totale, a chi si aspetta che la soluzione arrivi fuori da lei/lui.
A Tramatza c’erano persone che hanno deciso di non stare ad aspettare le istituzioni o grandi imprese da fuori, no, c’erano persone che con il loro duro lavoro quotidiano vogliono prendersi il loro spazio e, per quanto possibile, disegnare il loro futuro.

Grazie a coloro che ci hanno creduto.

P.S.:
Di seguito la mia breve introduzione alla giornata:

P.P.S.:
Guardate le foto della splendida giornata sulla fanpage di Sardegna20, lì troverete anche tutti i servizi televisivi (Videolina, Rai3 e NovaTV), radiofonici (Radiolina, RadioX) e giornalistici (Nuova Sardegna e Unione Sarda) e moltissimi dei partecipanti all’evento.

P.P.P.S.:
Per partecipare in modo attivo, vi raccomando di entrare a far parte del nostro gruppo Linkedin, da dove tutto è partito.

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apr 22nd by marcelloorizi
15th

Primi Risultati Sardegna 2.0 – #S2dot0

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Tutti voi sarete a conoscenza dei fatti di cronaca recentemente accaduti o che stanno accadendo in Tunisia, Bahrein, Egitto, Libia solo per citarne alcuni.
Oppressione, mancanza di possibilità di espressione e voglia di libertà hanno portato alla rivoluzione.
La rapidità con la quale sono nate queste rivoluzioni è attribuibile ad un solo strumento…INTERNET.
In particolare facebook, twitter, blog vari sono stati gli strumenti attraverso i quali le persone si scambiavano, immagini, video, informazioni. Sono stati gli strumenti che hanno permesso di organizzare in brevissimo tempo tutte le manifestazioni che hanno avuto come epilogo il cambiamento epocale di intere popolazioni.

Perché faccio questa premessa?
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apr 15th by danieleidini