23rd

Autostima natalizia

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Nella vita da imprenditore, me ne accorgo sempre di più, a volte piccole cose servono a vedere le cose da un’altra angolazione e a darti entusiasmo.
Solitamente, una bella dose di entusiasmo entra in circolo nel sangue quando discuti di nuovi prodotti/servizi con persone capaci, o quando approfondisci con queste persone cosa stai già facendo andandolo di fatto a perfezionare.

Un’altra via che genera entusiasmo e che serve per rialzare il livello di autostima (solitamente già alto di sua natura per un imprenditore), è trovare all’improvviso, e senza averli cercati, degli articoli su Internet che parlano della tua azienda o delle persone che ne fanno parte.

Ecco quindi un piccolissimo ma significativo regalo che ci ha fatto la rete (le persone) in questi giorni sotto Natale, uno a me ed uno al mio fratellone Daniele.

Piccolo regalo per Daniele:
Vi ricordate il nostro in viaggio in Silicon Valley del 2010? Vi ricordate il biglietto da visita di Daniele, con il suo bel sorriso effetto Durbans?
Ebbene è stato ripreso in un post come ottimo esempio per presentare un’idea (ed in Silicon Valley di biglietti da visita particolari ne circolano di sicuro).

Piccolo regalo per Marcello:
Ricordate l’articolo su America.gov?
Ebbene lo State Department’s Bureau of International Information Programs (IIP) ha raccolto tutte le testimonianze degli imprenditori intervistati in una raccolta che potete trovare online.
C’è anche una bella foto con il mio faccione a pag. 2, foto fatta l’anno scorso in fiera al Cebit ad Hannover.
In fondo alla pubblicazione, a pag. 35, trovate una mia breve riflessione sul perché sono diventato imprenditore e cosa vorrei realizzare.

Che dire, viva la rete… certi giorni basta davvero poco per tirarsi su di morale… ma forse è anche il Natale alle porte.

A proposito, AUGURIIIIIIIIIIIIIIII

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dic 23rd by marcelloorizi
24th

“Giocare con queste cose di internet e dei cellulari”

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Qualche giorno fa ho postato su facebook un link ad un articolo di Massimo Cioiciola, che parlava di un’eventualità: un ministro di Internet.
Occupandomi tutti i giorni di servizi basati su Internet penso che sia un’ottima idea, il rilancio del nostro Bel Paese potrebbe transitare soprattutto attraverso Internet.
Il mio commento al post è stato:

bel sogno ma forse la politica italiana non è ancora pronta….gli italiani si!
Chi dice poi al ministro delle infrastrutture che gli hanno tolto i soldi per l’alta velocità e li hanno dati a degli startupper di 20anni per “giocare con queste cose di internet e dei cellulari”????

(Continue Reading)

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nov 24th by danieleidini
06th

5 Idee per la crescita economica dell’Italia.

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In questo momento di assoluta mancanza di idee per la crescita della nostra nazione, ecco qui i miei 2cent sull’argomento. Idee che sono frutto della mia personale esperienza da “giovane” (oddio) imprenditore del mondo ICT, che vive sulla sua pelle le difficoltà e vede cosa invece funziona o potrebbe davvero funzionare.
Idee che credo siano di buon senso, in certi casi veramente distruttive per la loro semplicità. Ma per uscire da una situazione che vede uno stato elefantiaco e tutto annodato su se stesso, semplificare i grandi problemi mi pare l’unica soluzione.

A)
Problema: Costo del lavoro troppo elevato

Il problema è che i dipendenti non vedono quanto paga davvero un’azienda per il loro lavoro. Altrimenti…

Soluzione:
Spostamento di 200-300 euro su ogni stipendio dai contributi al compenso in busta paga al lavoratore. Contemporaneo innalzamento di pari importo dello stipendio minimo nei CCNL per evitare un livellamento verso il basso degli stipendi.
Vantaggi:
In sostanza, a parità di soldi spesi dall’azienda, il lavoratore guadagna subito di più e decide lui in cosa investire quei soldi. Perché li deve lasciare all’INPS? Siete sicuri che oggi lasciarli all’INPS sia meglio che ridurre il numero di rate del mutuo e conseguenti interessi?
Sostenibilità economica: il problema previdenziale mi pare evidente, ma bisogna avere coraggio. Quali vantaggi porterebbe però un aumento dei consumi ed un minor indebitamento dei cittadini verso le banche? Ai tecnici la risposta, se è possibile averla.

B)
Problema, anzi due problemi: L’ingiustizia di alcune tasse (IVA e IRAP) e l’assenza di un chiaro utilizzo delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale.
L’IVA è ingiusta perché colpisce tutti i cittadini a prescindere dal loro reddito. Non se ne può fare a meno, ma si deve cercare almeno di ridurla (esattamente il contrario di ciò che ha fatto il nostro Governo) anche e soprattutto per incrementare i consumi.
L’IRAP invece colpisce le aziende che danno lavoro. Puro e semplice conto della serva: per un dipendente che costa all’azienda 30′000 euro all’annno, l’azienda paga ulteriori 1200 euro a prescindere dall’andamento economico dell’azienda. Anche qui, forse non ne se può fare a meno ma si può cercare di ridurla il più possibile.

Soluzione: i soldi raccolti dalla lotta all’evasione fiscale, devono essere dedicati e “vincolati” per i prossimi 10 anni alla diminuzione di IVA e IRAP, con un algoritmo stabilito e immutabile per tutti i 10 anni.
Sostenibilità economica: garantita dall’algoritmo che lega introiti dalla lotta all’evasione e decremento di IVA e IRAP.

C)
Problema: Troppo tempo sprecato per la burocrazia

Soluzione:
Una semplice legge di semplificazione burocratica che dice: “Lo stato non può richiedere ad un’azienda o ad un cittadino di produrre un certificato presso un ente pubblico per consegnarlo poi ad un altro ente pubblico”.
Una legge che non elimina le certificazioni antimafia o il DURC e tutti gli altri doverosi e necessari accertamenti ma semplicemente afferma che gli enti pubblici devono essere in grado di comunicare fra loro e non gravare sul tempo (oggi il bene più prezioso) delle aziende e dei cittadini.

Vantaggi: semplificazione burocratica,
Sostenibilità economica: tutti i bolli o altre tasse oggi pagati allo sportello, possono essere sostituiti da un’unica tassa forfettaria a carico delle aziende. All’inizio potrebbe essere calcolata sul totale dell’anno precedente, più avanti a consumo addebitando i costi da un cc dedicato all’azienda (una sorta di RID).

D)
Problema: Le vere infrastrutture del 2000.
Si pensa a TAV e Ponte sullo Stretto, ma le vere infrastrutture da fare sono Banda Larga, opendata e mobilità lavorativa, intendendo con questa gli spostamenti quotidiani/settimanali dei lavoratori.

Soluzione:
In parlamento ci sono 800 Milioni di euro dedicati alla banda larga che sono fermi li e resteranno fermi con questa vecchia classe dirigente che non ne capisce l’importanza. Quale può essere la più facile delle soluzioni? Sbloccarli ed utilizzarli SUBITO!.Si può risparmiare su altre voci non su questa.
Un grande progetto di Open Data, supportato da una legge che imponga agli enti pubblici di mettere i loro dati a disposizione dei cittadini e di chi li voglia sfruttare commercialmente entro 3 anni con premialità per chi lo fa subito, consentirebbe di effettuare la più grande operazione di trasparenza mai fatta in Italia (e Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno) e di fare nascere idee imprenditoriali da parte di chi sa dare valore aggiunto a quel patrimonio costituito dai nostri dati (pensate solo a quanto potrebbero fare le aziende ICT per il comparto turistico).
La mobilità lavorativa intorno alle grandi città, e nei collegamenti da e verso le grandi città Italiane, è l’ABC necessario per incrementare la produttività delle aziende che avrebbero così tutte automaticamente personale meno stressato dai trasporti, con più tempo a disposizione per garantire picchi di produttività, con imprenditori più facilmente in giro da una città all’altra. Il punto successivo su cui investire sarebbe, ovviamente, quello di incentivare i trasporti verso i più importanti HUB tecnologici e commerciali del mondo (San Francisco, Pechino, Berlino, Londra, Parigi, Bangalore, San Paolo etc…)
Sostenibilità economica: rinunciando al Ponte sullo Stretto e ad infrastrutture inutili o rinviabili, quanti soldi si possono risparmiare? Ecco, investiamo in questi progetti quelle risorse.

E)
Problema: Investire al meglio i soldi per le aziende di domani.
Oggi lo stato investe dei soldi in numerosissime azioni di finanziamento dell’imprenditorialità e della ricerca e sviluppo (a livello ministeriale, regionale, provinciale, comunale e chi più ne ha, più ne metta). Queste azioni hanno però due grandissimi problemi: non si riesce a sapere con certezza quando ci saranno, chi ci potrà partecipare, i tempi di assegnazione (vi dico solo che la mia azienda sta aspettando il risultato di un bando ministeriale da 2 anni) e di erogazione. Inoltre, per erogare questi soldi, lo stato richiede alle aziende di produrre una marea di documentazione che in una giovane azienda costituisce un costo davvero troppo elevato. Tanti soldi, spesi malissimo. Come si dice, non certo degli Smart Money.

Soluzione: Seed per Startup, sempre disponibile e fortemente meritocratico. Un fondo di seed che eroga dei finanziamenti per importi fra 20 e 30mila euro, senza richiedere particolari controlli di come vengono spesi questi soldi (i founders decidono anche in corsa come spendere al meglio tali soldi). Competizione pubblica, seguita dai media, che stabilisce quali siano le migliori giovani idee e le finanzia con regolarità, ogni anno, in slot temporali noti. Uno studente di scuola superiore o dell’Università DEVE sapere che esiste questo fondo e che in un dato momento potrà presentarsi con la sua idea per trasformarla da sogno in un’azienda da sogno.

Sostenibilità economica: usare i soldi pubblici come volano di aziende tecnologiche. Alla loro crescita economica risponderà il mercato (se il modello di business riesce a generare subito dei ricavi e ad autoalimentarsi) o i fondi di Venture Capital (se il prodotto ha bisogno di successivi importanti investimenti, come ad esempio in molti settori diversi dall’ICT).
Con un fondo da 60 Milioni l’anno, si possono finanziare oltre 2′000 nuove aziende all’anno. La parte migliore del nostro paese.

In America, “Startup companies less than five years old created 44 Million new jobs over the last three decades, and accounted for all net new jobs in the United States during that time”

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nov 06th by marcelloorizi
30th

Il problema non è lui…

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Da un po’ di tempo all’ingresso di Sassari è apparso questo bel cartellone pubblicitario.
Suo figlio è svogliato e chiacchiera, perciò...

Ogni volta che ci passo davanti provo rabbia per il messaggio che contiene.
Praticamente dice esplicitamente ad una ragazza od un ragazzo alle prese con difficoltà scolastiche che la responsabilità non è mai da attribuire a se stessi.
Il messaggio viene ancora di più ribadito ed enfatizzato ai genitori di quella ragazza o ragazzo. Non sia mai che abbiano un figlio incapace di mettersi a studiare, eh no, il problema è la scuola.

Ebbene, volete sapere cosa penso? Penso che gli istituti scolastici privati equiparabili a semplici diplomifici andrebbero aboliti per legge. Penso che il figlio o la figlia di una famiglia poco abbiente abbia il diritto di scalare questa società e che nessuno con minor merito ma più reddito gli debba passare avanti.

Penso che se mi dicessero che mio figlio è svogliato e chiacchiera cercherei di capire che momenti sta attraversando, e lo metterei di fronte comunque alle sue responsabilità, ai suoi esami.
Perché di dargli il diploma non saprei che farmene se poi non fosse capace di affrontare la vita.

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giu 30th by marcelloorizi
24th

Master&Back – strumento essenziale se…

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… se si è pronti a mettersi in gioco.

Oggi ho letto il post “Catastrofi culturali della sardegna contemporanea, il master&back, ovvero come creare una generazione di giovani preparati, frustrati e incattiviti” di Vito Biolchini sulle difficoltà insite nel garantire posti di lavoro qualificati a chi ha usufruito del Master & Back.
Per chi non lo sapesse, magari perché non sardo, il Master&Back è un percorso di alta formazione fuori dall’Isola (Master), al cui termine dovrebbe essere previsto un percorso di rientro (Back) per spendere queste competenze per il bene del territorio sardo. Questa iniziativa è sostanzialmente sostenuta economicamente dalla Regione Sardegna.

Tutto splendido, ma quali sono i problemi? I problemi principali risiedono nel fatto che apparentemente (leggi sotto) moltissime persone non riescono a trovare un percorso di rientro adeguato alle loro professionalità. L’articolo si può riassumere con una frase “poveri ragazzi, vi hanno illusi, non sperate di trovare i lavori che cercate al vostro rientro, utilizzate al meglio le vostre professionalità fuori dalla Sardegna”.

Ebbene, voglio di seguito distruggere tutta una serie di alibi contenuti in quell’articolo, per difendere l’importanza di investimenti in formazione come il Master&Back, e lo farò citando anche alcune esperienze personali:
1) Come possibile ente ospitante, operante nel settore ICT, ho verificato con cura tutte le vetrine delle persone che avevano indicato ICT o Marketing come settore di appartenenza nella precedente edizione del M&B. Diciamo che, o le vetrine non rendevano giustizia alle competenze delle persone oppure di CV davvero interessanti non è che ce ne fossero a bizzeffe.
2) Comunque ho selezionato un buon numero di persone da contattare per chiedere di fare un colloquio presso la nostra azienda, nata nel 2008, premiata a suo tempo come migliore startup di quelle nate con SardegnaRicerche, premiata come una delle 5 finaliste della Business Plan Competition Mind The Bridge e che, proprio nel momento in cui contattava queste persone si trovava a Stanford a presentare uno dei propri servizi innovativi. Volete sapere come è andata? TUTTI cercavano un’azienda consolidata, molto preferibilmente un ente pubblico. Anzi, hanno preferito accettare percorsi di rientro in enti pubblici per i quali dovranno in futuro passare dei concorsi creati appositamente per loro per essere assunti (se li faranno e, ad ogni modo, con quale stima di se stessi).
3) La nostra azienda, con mille e più mille difficoltà, ad oggi, dopo 3 anni, consta di 2 soci e altre 9 persone, di cui 7 a tempo indeterminato e collabora quotidianamente con altri liberi professionisti. Io e Daniele siamo tornati, ci abbiamo messo i pochi risparmi guadagnati in precedenza, non dormiamo la notte, ci spacchiamo le ossa ma abbiamo una altissima autostima, derivante dal fatto che stiamo creando qualcosa e lo stiamo facendo qui, a Sassari, dove gli operai sono sui tetti e le commesse vengono sostituite ogni 6 mesi.
4) Piuttosto suggerirei alla partenza di formare più persone in settori che davvero richiedono delle competenze spendibili sul territorio, ovvero turismo, marketing, ict, non gli esperti di alta finanza o di relazioni internazionali.
5) Dice l’articolo che questi giovani, tramite il Master&Back, vengono preparati, illusi e incattiviti. Pienamente d’accordo sul “preparati” (o almeno lo spero), può darsi sull’illusi, ma sull’incattiviti proprio non reggo. Siete incattiviti? è qui in Sardegna che volete spendere le vostre professionalità? Allora lasciate il certo e dimostrate che siete davvero forti e preparati, entrate in aziende piccole che hanno bisogno del vostro apporto e poi createne voi di ancora migliori. Ma agite!!! Chi è incattivito, davvero, va e si prende il suo futuro, anche se costasse il rischio di non dormire la notte.
6) Per capire perché il miglior investimento sia quello sulla formazione leggete l’articolo di oggi sul blog del Corriere della Sera di Vittorio Viarengo. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Ragazzi, quando vi dicono che le cose non si possono fare, non date ascolto e lottate per ottenere quello che volete ottenere.
Vi deresponsabilizzano, e questo forse vi può fare stare bene li per li, perché potete dire che è colpa di altri, che non dipende da voi.
Ma non è così.
Siamo nel mezzo di una guerra generazionale, in piena crisi economica, con vecchi modelli di sviluppo che stanno muorendo ogni giorno: è una vera e propria chiamata alle armi e servono i migliori per vincere.
Tornate e non date retta a nessuno, se non al vostro coraggio!

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giu 24th by marcelloorizi
22nd

#S2dot0 Mi sa che è accaduto davvero!!!

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OK, mi sa che l’abbiamo combinata grossa ;-)

Quella che era un’idea molto semplice si è trasmessa come meglio non avrebbe potuto nell’arco del primo evento di Sardegna 2.0 (www.sardegna20.com).
A Tramatza, nel centro dell’isola, ci siamo incontrati in un Mercoledì lavorativo, in 70 fra imprenditori, professionisti, ricercatori e manager di importanti istituzioni (i centri di ricerca di Porto Conte Ricerche, CRS4 e Sardegna Ricerche, il Banco di Sardegna).
Persone portatrici di differenti competenze ed esperienze, chi nel settore IT, chi nell’agroalimentare, chi nel turismo, arte, consulenze legali. Tutti, nessuno escluso, ci siamo impegnati in una gara di innovazione che ha premiato tutti e permesso di farne emergere le capacità.

Molti dicono che noi sardi siamo chiusi, spesso invidiosi fra di noi. Ebbene, a Tramatza, abbiamo dato un duro colpo a chi continua a pensare per preconcetti, a chi guarda al passato. A chi vive una vita nel pessimismo totale, a chi si aspetta che la soluzione arrivi fuori da lei/lui.
A Tramatza c’erano persone che hanno deciso di non stare ad aspettare le istituzioni o grandi imprese da fuori, no, c’erano persone che con il loro duro lavoro quotidiano vogliono prendersi il loro spazio e, per quanto possibile, disegnare il loro futuro.

Grazie a coloro che ci hanno creduto.

P.S.:
Di seguito la mia breve introduzione alla giornata:

P.P.S.:
Guardate le foto della splendida giornata sulla fanpage di Sardegna20, lì troverete anche tutti i servizi televisivi (Videolina, Rai3 e NovaTV), radiofonici (Radiolina, RadioX) e giornalistici (Nuova Sardegna e Unione Sarda) e moltissimi dei partecipanti all’evento.

P.P.P.S.:
Per partecipare in modo attivo, vi raccomando di entrare a far parte del nostro gruppo Linkedin, da dove tutto è partito.

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apr 22nd by marcelloorizi
15th

Primi Risultati Sardegna 2.0 – #S2dot0

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Tutti voi sarete a conoscenza dei fatti di cronaca recentemente accaduti o che stanno accadendo in Tunisia, Bahrein, Egitto, Libia solo per citarne alcuni.
Oppressione, mancanza di possibilità di espressione e voglia di libertà hanno portato alla rivoluzione.
La rapidità con la quale sono nate queste rivoluzioni è attribuibile ad un solo strumento…INTERNET.
In particolare facebook, twitter, blog vari sono stati gli strumenti attraverso i quali le persone si scambiavano, immagini, video, informazioni. Sono stati gli strumenti che hanno permesso di organizzare in brevissimo tempo tutte le manifestazioni che hanno avuto come epilogo il cambiamento epocale di intere popolazioni.

Perché faccio questa premessa?
Leggi tutto

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apr 15th by danieleidini
11th

#S2dot0 perchè accada davvero!

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Io e Daniele siamo imprenditori nel campo informatico, non organizziamo solitamente eventi.
Ma ci piace buttarci nelle cose che a pelle sentiamo importanti e belle.

Così, mesi fa, sospinti dal ricordo del workshop sul modello israeliano al quale abbiamo assistito a Stanford durante le finali del Mind The Bridge, e dalle chiacchierate fatte in merito con Antonio Puggioni e Francesco Pintus, abbiamo deciso di dare vita ad un gruppo di imprenditori/professionisti/innovatori che rappresentasse ciò che la nostra regione è in grado di fornire in termini di possibilità di cambiarla in meglio.

Cambiarla attraverso la creazione di connessioni nate intorno ad una comunità virtuale (il nostro gruppo Sardegna2.0 su LinkedIN, la nostra fanpage, il nostro canale twitter e il nostro sito web www.sardegna20.com), che però avesse modo di trovarsi anche nella vita reale, in un ambiente sereno e carico di energia.
Connessioni che siano potenzialmente in grado di creare business, conseguenti posti di lavoro, relazioni valide a distanza anche di tempo.

Israele ha un avamposto significativo in Silicon Valley, ed in tutta l’America in genere, che le permette di fare gli interessi delle aziende che sviluppano i prodotti in medio oriente. La Sardegna vede tanti dei suoi cervelli migliori in giro per il mondo che potrebbero essere il nostro avamposto. Forse non saremo Israele, ma perché non provarci?

Quali alternative esistono? La chimica? La cementificazione delle coste? un popolo di camerieri e muratori (con tutto il rispetto, mi riferisco a scelte strategiche non ai singoli lavori che sono tutti importanti)?

L’alternativa, per le persone che hanno da subito sposato questo gruppo, sta nelle singole persone, nella loro formazione, nella capacità di innovare, di migliorare anche in settori tradizionali come il turismo o l’agroalimentare. La capacità di mettere a frutto esperienze importanti che in Sardegna ad esempio sono avvenute nel campo dell’IT (VideoOnLine, Tiscali, il CRS4 con il primo sito web italiano), farle nostre, esserne consapevoli per guardare al futuro non per rimpiangere treni persi.

E poi c’è Internet. Io (classe 1975) sono di quelli nati quando non c’era. Mio figlio no.
Mio figlio e le sue generazioni potranno giocarsela alla pari (o quasi) da subito con i loro coetani del resto del mondo. Diamo loro i mezzi per farlo: ottimismo e formazione prima di tutto.

Su Internet, sebbene fossimo quasi tutti in Sardegna, abbiamo creato questo evento (il team di Sardinian Innovation, Alessandra Polo, Alessandra Loi, Davide Orro, Serena Orizi, Mario Gastaldi).

Tramite Internet stiamo raccogliendo le adesioni e gli sponsor per il primo evento che si terrà Mercoledì 20 Aprile (appositamente la settimana di Pasqua per permettere ai nostri expat di essere presenti) a Tramatza.

Vogliamo averti con noi. Porta le tue competenze, i tuoi prodotti e/o servizi, le tue idee, ed un sano entusiasmo.
Partecipa subito e permettici di raggiungere il prima possibile la quota di 100 partecipanti per dare inizio a questo processo di cambiamento!.

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apr 11th by marcelloorizi
26th

Twimbow by Luca Filigheddu(@filos)

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Parlare di una startup di un amico è molto complicato perché si intrecciano sostanzialmente due aspetti ortogonali quali la storia della persona e il prodotto/servizio che questa persona sta realizzando.

Questo per me è proprio il caso della meravigliosa social media dashboard Twimbow, creata da Luca Filigheddu, CEO di Abbeynet.

In pure stile californiano cerco allora di andare subito al sodo ed evitare di parlare degli aspetti che ci accomunano (e ce ne sarebbero parecchi: “giovani” imprenditori sardi, con la passione per le startup web, per San Francisco, ed un colloquio di lavoro che mi fece Luca oramai 9 anni fa).

Dunque… per chi non lo sapesse Luca sta terminando il suo Twimbow Silicon Valley Tour, un viaggio nel quale ha potuto presentare la sua creazione Twimbow a tantissime persone di valore in Silicon Valley.
E il culmine del suo viaggio è stata la presenza alla conference Launch, organizzata da Jason Calacanis, uno dei personaggi più famosi della Silicon Valley.
Luca ha descritto brevemente in questo articolo questa sua ultima esperienza californiana.
Io ho provato a seguire online i suoi spostamenti e devo dire che è stato un bel colpo al cuore, perché la nostalgia del periodo passato in Silicon Valley l’anno scorso si è fatta terribilmente sentire.
Un motivo per fare bene, cercare di imparare dalle esperienze degli altri, e tornarci ancora più carico.

E Twimbow? Sin dal suo lancio è stato ed è il mio client di default per Twitter ( e se lo uso dopo più di 6 mesi, non lo faccio perché Luca è mio amico, ma perché è uno strumento splendido ).
Il suo vantaggio, secondo me è che mi permette di tenere davvero Twitter sotto controllo. (e chi è un utilizzatore Twitter sa della difficoltà nel gestire bene la spaventosa mole di informazioni reperibile su Twitter).
Tutto in un tab del browser, senza bisogno di passare ad un client sul desktop, con la possibilità di usare i colori per fare filtering della timeline o delle liste di utenti, di monitorare parole chiave che in un dato periodo possono essere interessanti per me.
In più è davvero curato in tantissimi aspetti che lo rendono cool (grafica, foto, video, link, reader, in una frase “l’apple delle social media dashboard”, come dice Luca spesso presentando il servizio).

Qui di seguito trovate il video dell’intervista che Luca ha fatto su The Next Web al suo arrivo negli states:

Chi volesse provare Twimbow, può indicare il proprio username twitter nei commenti. Gli invierò io un invito.

In bocca al lupo, Luca.

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feb 26th by marcelloorizi
07th

Microcredito e PIA: bandi scritti male (?)

2

Premessa essenziale: Prossima Isola è nata grazie a dei bandi pubblici che abbiamo vinto. Senza quei bandi pubblici forse non avremmo trovato il coraggio di partire ed oggi, in una realtà come quella del Nord Sardegna (una delle aree maggiormente depresse di tutta l’Italia), a meno di 3 anni di vita, non esisterebbe una piccola azienda che dà lavoro a 10 persone, senza un euro da clienti pubblici.
Quello che segue è uno sfogo e una richiesta di maggiore attenzione verso quelle aziende che davvero sono in grado di creare occupazione, ovvero le startup ad alto contenuto innovativo (cercate su google le ultime indagini statistiche relative al mercato americano e guardate chi nell’ultimo anno ha creato posti di lavoro in America, non vi anticipo la risposta).

Ciao a tutti,
racconto la mia esperienza in due recenti bandi finanziati dalla Regione Sardegna: Microcredito e PIA.

Il Microcredito prevedeva la concessione di un finanziamento fino a 25000 euro, a condizioni vantaggiose. Il PIA una serie di contributi a fondo perduto per attività di R&S.

Ebbene, ecco la mia estrema sintesi:
Microcredito: dopo aver scritto tutta la documentazione e fornito tutta una serie di integrazioni, risultiamo troppo ricchi per partecipare. In realtà, sfido chiunque dalla lettura del bando a capire che questo fosse precluso a chi disponesse di un immobile come seconda casa (requisito di non bancabilità). Nel mio caso, possiedo due bilocali, in uno ci abito ad Alghero, e in uno ci abitavo quando vivevo vicino Varese. Sommandoli insieme, non fanno 100 metri quadri. Ma non fa niente, sono un riccone, niente bando. Non fa niente se sono quasi tre anni che percepisco un reddito ridicolo o non lo percepisco. Sono un riccone.
Mi piacerebbe però vedere i nomi di chi vincerà il bando, per verificare chi effettivamente ne usufruirà. Ho paura che in questo caso la burocrazia creata servirà a tarpare le ali agli onesti, a chi dichiara, a chi non intesta le proprie cose ad altri, a chi non risulta nullatenente con il macchinone etc…

PIA: abbiamo scritto il bando insieme a un’altra azienda per un progetto davvero fortemente innovativo, con un mercato chiaro, un canale di vendita già in piedi (perché abbiamo già dei clienti), difendibile tecnologicamente… mah… mah… quei geni che stanno alla Regione Sardegna, perché di geni si tratta, hanno equiparato le aziende di ICT e le aziende di servizi in genere alle aziende industriali che tipicamente, per avviare un proprio piano di sviluppo, necessitano di investimenti importanti (macchinari, uffici, etc…). Morale della favola: l’art 6 obbliga le aziende a presentare un piano per almeno 400′000 euro. OK, forse le finalità reali di questo bando sono quelle di finanziare le grandi imprese, ma allora non dicano che con questo strumento verranno finanziate le aziende sarde ICT. Di aziende sarde ICT in grado di presentarsi a questo bando, senza gonfiare costi, se ne conteranno sulle dita di una mano, le altre saranno sicuramente le solite ditte grandi della penisola pronte a fare man bassa di soldi facili. Facciamo una scommessa? Di queste aziende non sarde che verranno a prendersi i soldi della Regione Sardegna, quante avranno creato posti di lavoro costanti nel tempo fra 3 anni? Lancio un’idea, che la Regione si impegni a comunicarci questo dato.

Che dire? Che forse non sono questi i bandi che avevano come finalità il finanziamento delle aziende sane, giovani, innovative e con gran voglia di fare. Questi due bandi erano finalizzati alle persone in difficoltà e alle grandi aziende.
Rimango in attesa di vedere quali saranno allora i bandi per aziende come le nostre, quelle che cercano di cambiare la nostra regione, il resto per me paiono assistenzialismo e aiuti ad aziende in difficoltà.
Questi bandi saranno forse anche gli ultimi prima che la Regione Sardegna esca dall’obiettivo 1. Che tristezza averli scritti così, suonano come un’altra occasione persa.

My 2 Cents.
Marcello

P.S.:
Ecco l’articolo del bando PIA:
Art. 6 – Piani di Sviluppo Aziendale
2. Il costo ammissibile complessivo del Piano di Sviluppo Aziendale non deve superare l’importo massimo di 20.000.000 di euro, fatti salvi i massimali indicati per i singoli Piani specifici. Il costo ammissibile complessivo del Piano di Sviluppo Aziendale non deve essere inferiore all’importo minimo di 250.000 euro per le imprese artigiane e di 400.000 euro per le imprese industriali.

P.P.S.: comunque le idee che volevamo presentare le realizzeremo lo stesso e col vantaggio di non avere cavilli burocratici e l’overhead delle rendicontazioni

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dic 07th by marcelloorizi